L’urbanistica moderna come chiave per la sostenibilità

Vista fronte stazione della nuova sede del gruppo bancario BNL BNP Paribas. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Fotografo S. Anzini.

Eccoci giunti all’uscita del terzo numero di Di.Ma. e immancabile, la rubrica “Design” di cui (potete dirlo oramai!) siete lettori affezionati. 

Siamo prossimi alle festività, e per questo ho pensato di farvi un piccolo cadeau natalizio nello stile che contraddistingue questa rubrica. Avremo infatti il piacere di ascoltare le parole dell’arch. Alfonso Femia, Founder, Presidente ed Amministratore Delegato dell’omonimo Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. All’architetto abbiamo chiesto come e in che misura la sostenibilità è legata al suo lavoro quotidiano. Con lui abbiamo intrapreso un “viaggio” a scala molto ampia, parlando in primis di territorio. Per poi giungere con il treno (capirete più avanti il perché di queste parole) alla “fine” del viaggio/racconto arrivando a Roma, la tanto amata e odiata città eterna.

Curiosi? Allora vi lascio alla lettura dell’articolo.

Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517.

“Posso dire banalmente di essere un semplice architetto che si occupa attraverso il progetto, di territorio, città e architettura. Il tema della sostenibilità (o se vogliamo del buon senso) ha bisogno di tempo e di un processo culturale che deve partire da un’azione quotidiana e progredire attraverso piccoli passi.

Quindi quello che cercherò di raccontarvi attraverso il progetto è uno sguardo che, a mio avviso, parte dal territorio.

Il presupposto è che in realtà il problema non è tecnico: la tecnica è la parte più semplice ed è andata molto avanti negli anni. Il tema se vogliamo è politico, è strategico, ed è di volontà e di scelta. Se non si parte dalla presa di coscienza della collettività sarà dura innescare realmente una cultura della sostenibilità. Per cui se non prendiamo atto di tutto questo rimarrà solo un pourparler.

Lavorando tra la Francia e l’Italia, vedremo insieme l’operatività di due grandi stati simili ma allo stesso tempo differenti tra loro. Qui abbiamo logiche completamente diverse ma con obbiettivi comuni. La Francia sta attuando la politica della sostenibilità a partire dal territorio e dalle infrastrutture, tema estremamente importante che poi a cascata arriva all’edificio. Qui da anni è attivo un protocollo sul “carbon zero”, e da anni si costruiscono edifici a “zero emissioni”. Ma anche questo processo, se pur virtuoso, non è sufficiente se non vi è un riscontro su come si disegna i territorio, su come si recuperano le città e di come andiamo a valorizzare questa complessità. Altrimenti ci limitiamo a un puro esercizio di stile.”

Ma la domanda sorge spontanea: quali sono da questo punto di vista le differenze con l’Italia?

“La differenza con l’Italia è che da noi, ad oggi, non vi è una volontà strategica e politica che parta veramente dall’alto. Banalmente la prima scelta verso la sostenibilità è infrastrutturale. Se non saremo capaci di creare delle connessioni sul territorio, facendo in modo che le attività più “dense” ricadano nei “nodi di connessione” (piuttosto che disperse sul territorio). E se su questi nodi non ci sarà una capacità strategica di intervento puntuale. Allora, automaticamente saremo fuori dai processi futuri e della contemporaneità, allo stesso tempo non staremo immaginando una dimensione virtuosa. E forse in questo momento all’Italia manca questa visione. 

Mi piace citare una frase Leonardo Da Vinci, che dice: “Ogni nostra cognizione principia da sentimenti”. Amo questa citazione perché vuol dire che ogni volontà è mossa dal sentimento, dalla volontà di intravedere un’idea di futuro.

Penso che il progetto sia:

  • Visione e invenzione,
  • Realtà e responsabilità,
  • Processo e filiera…
  • Architettura e sogno.

Ci sono sempre due aspetti che possono apparire contrastanti e opposti, che però vissuti in maniera contemporanea possono caratterizzare entrambi il nostro lavoro.

Forse per certi aspetti penso che abbiamo dimenticato chi siamo. 

Noi siamo: Territorio, Paesaggio, Città, Ragione, Architettura e siamo Sentimento!

Fonte – Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Foto 1 fotografo F. Pelosa – Foto 2 fotografo S. Anzini.

Fonte – Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Foto 3 – 4 fotografa E. Caviola.

Fonte – Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Foto 5 – 6 fotografa E. Caviola.

Continuando questa conversazione con l’architetto Femia, si va via via delineando il perché ad inizio rubrica vi parlavo di “viaggio”. Attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture, di nuove linee ad alta velocità ferroviaria nonché di nuove linee metropolitane, l’architetto ci propone una nuova concezione di urbanistica moderna: lo sviluppo della città che parte dall’infrastruttura e che si innesta nel percorso dello spazio pubblico. Ma torniamo ad ascoltare le sue parole.

“Negli anni lo studio è stato invitato in diversi concorsi inerenti la progettazione delle stazioni di alta velocità: Bologna, Napoli e Susa. Quindi come già detto si parla di infrastrutture. 

Concorso per la stazione di alta velocità di Susa. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517.

Ma se in Italia non si riesce a portare avanti questa visione territoriale. Contestualmente quasi dieci anni fa Parigi si sveglia dal suo torpore romantico, e la prima azione che compie a livello di stato, è quella di fare un ragionamento di sostenibilità che nasce sulla critica di come le città si erano costruite nel tempo. Ovvero creando un centro e poi con dei sistemi radiali si andava verso il territorio. Questo sistema radiale però crea un consumo di territorio, crea un movimento avanti/indietro estremamente inquinante e poco performante e, allo stesso tempo crea delle distanze dove i 14 km rappresentati da tutta la periferia intorno a Parigi, con questa modalità appaiono delle distanze da centinaia di km. 

Quindi prende forma la volontà, a livello di stato, di realizzare il Grand Paris.

Sviluppo delle infrastrutture del Grand Paris. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517.

Con l’idea di costruire una nuova linea fatta da 180 stazioni, che va ad intersecare tutte le città della periferia, e che va a connetterle direttamente con la linea metropolitana interna. Per cui i 14 km iniziali, con le nuove stazioni si riducono a 5 minuti, così che la percezione di chi ad oggi pensa di abitare fuori Parigi è, quella di stare dentro la città. Andando successivamente a sviluppare in tutti i nodi infrastrutturali le “funzioni” che servono per rilanciare la città. Per cui si può intuire come, la strategia del territorio e delle infrastrutture generi a cascata una messa in valore del presente (con il recupero dell’esistente). Questa visione a larga scala crea automaticamente diversi tipi di studi utili per poi rilanciare la città. E’ da considerarsi oramai finita “l’epoca” della zonizzazione dello spazio, si ricerca un concetto di rilancio della città e del territorio attraverso studi specifici legati alla relazione spazio/pubblico. 

Demolire edifici obsoleti, realizzarne di nuovi, creare nuove attività culturali, attività sociali che si inseriscano lungo il percorso dello spazio e del servizio pubblico, ovvero nell’infrastruttura, è la nuova esigenza della progettazione.

Bry-Champigny-Villiers sur Marne. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517.

Che l’occasione di realizzare le infrastrutture sia, l’elemento di ancoraggio del territorio. Portando sul grande asse pubblico tutte le funzioni principali che possano costruire in qualche modo un rapporto urbano del futuro. Laddove arrivano i mezzi pubblici, bisogna creare una nuova linea guida, un fulcro, una nuova tipologia funzionale che possa permettere al cittadino/lavoratore di “innestarsi” con la collettività, costruendo nel contempo uno spazio collettivo importante, che metta insieme le diverse parti di un’intera città: produttive, abitative, sociali. 

Concorso per la nuova sede del gruppo bancario BNL BNP Paribas, Roma. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517.

In Italia ho avuto l’occasione di poter mettere in atto l’esempio, ad oggi più felice, di questa concezione francese. Per la prima volta c’è stata la volontà da parte di un grande gruppo BNL BNP Paribas, di fare una valutazione strategica. 

Principali infrastrutture della città di Roma e connessione con la nuova sede BNL BNP Paribas, Roma. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517.
Mappa delle linee metropolitane e connessione con la nuova sede BNL BNP Paribas, Roma. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517.

A seguito dell’arrivo della stazione per l’alta velocità a Roma ed avendo 7 sedi distribuite in tutta la capitale, con più di 3500 addetti che si muovono sul territorio, il gruppo bancario ha deciso, data l’area che doveva essere sviluppata, di fare una gara. Hanno acquisito uno dei lotti accanto alla stazione Tiburtina, e hanno deciso di spostare nella nuova sede le 3500 persone, che oggi si muovono esclusivamente con i mezzi pubblici. Perché li arriva l’alta velocità, gli autobus, la metropolitana. E cosa estremamente interessante e virtuosa, abbiamo realizzato solo un 10% di parcheggi, rispetto al numero di addetti, per cui solo 300 parcheggi, che non erano neanche necessari o voluti dal committente ma dovuti per soddisfare gli standard urbanistici cogenti.

Cantiere della nuova sede BNL BNP Paribas, Roma. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Fotografo G. Maritati.
Nuova sede BNL BNP Paribas, Roma. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Fotografo S. Anzini.

In questa maniera, si ha l’occasione per rimettere in scena l’esistente, riqualificando un luogo infrastrutturale come la stazione dell’alta velocità e, anche attraverso l’edificio o l’architettura, riconnettere 2 territori che la stessa linea ferroviaria separa. L’architettura, la tecnologia sulle facciate e la ricerca tecnologica costante sulla materia hanno permesso di garantire la massima innovazione per un edificio efficiente, sostenibile e con un costo al metro quadro di circa 1.250 €, garantendo un virtuosismo economico semplicemente facendo ricerca.

Nuova sede BNL BNP Paribas, Roma. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Fotografo L. Boegly.
Nuova sede BNL BNP Paribas, Roma. Fonte - Atelier(s) Alfonso Femia AF*517. Fotografo L. Boegly.
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