Atelier(s) Alfonso Femia AF*517 dalla progettazione del territorio allo studio dell’involucro

“Non credo più che il problema sia del semplice edificio…bisogna parlare del territorio, delle infrastrutture e arrivare alla città, fino ovviamente agli involucri degli edifici.”

Sono queste le parole dell’architetto Alfonso Femia, Fondatore e Amministratore Delegato di Atelier(s) Alfonso Femia AF*517, relatore al convegno Isol – Action presso ISOLA URSA alla fiera di Bolzano – Klimahouse.  

Fonte  – Atelier(s) Alfonso Femia AF*517, fotografo F. Avandero.

Durante lo spazio dedicato ai grandi nomi dell’architettura – Progettare Sostenibile l’architetto Alfonso Femia ha condiviso la sua esperienza, raccontando cosa significhi per lui la sostenibilità e come abbia inglobato tale nuovo fondamentale concetto all’interno del suo lavoro di progettazione.

L’architetto ha illustrato, anche attraverso alcuni progetti realizzati, come il concetto di sostenibilità sia sì legato all’edificio ma che non si può prescindere dalla scala territoriale.

“Il mio intervento di questa mattina ha cercato di allontanare lo sguardo, salendo la scala della responsabilità più alta relativamente alla sostenibilità. Ovvero occorre un’azione ed una scelta che sia strategica a livello politico, sociale ed economico perché se non si parte dal territorio, e da scelte importanti a livello infrastrutturale, è molto più difficile poi avere dei risultati estremamente positivi che siano in grado di risolvere, a livello ampio, il tema.”

In oltre ha aggiunto:

“Non credo più che il problema sia del semplice edificio. Credo che ci sia già una cultura del progetto e del fare, che sicuramente può essere sempre più amplificata, ma le norme delle attività di progettazione e anche le richieste del mercato vanno sempre più verso una direzione in cui l’edificio deve essere sostenibile. Ciò che ancora manca è quella cultura e quella volontà affinché il territorio diventi sostenibile, affinché l’attenzione sia rivolta verso una visione molto più ampia. Per quello bisogna parlare del territorio, delle infrastrutture e arrivare alla città, fino ovviamente agli involucri degli edifici. 

Ma è importante attivare questo processo culturale, che parta a livello di scala più ampia. E’ quindi una scelta ed una responsabilità “politica”.

Isola URSA è un’occasione straordinaria per fare in modo che, attraverso chi pratica l’azione del fare, si possa mettere a confronto le esperienze e gli sguardi differenti e tradurre quello che può essere il tema della sostenibilità. 

Credo che per tutti, ognuno dal suo punto di vista, sia interessante ascoltare lo sguardo di chi si occupa di clima, di chi si occupa della cultura del fare o di chi ha una visione molto più ampia del tema e di tutti coloro, Isola URSA per prima, che si attivano per un processo culturale di cambiamento, applicando un’idea di formazione che è estremamente importante perché questo è un percorso che deve appartenere a tutti e diventare il DNA del modo di pensare e di immaginare il futuro. Questi quindi sono in realtà i punti di partenza più importanti.”

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