Cambiamenti climatici: gestire l’inevitabile, evitare l’ingestibile

#meteobufale!

Mi piace iniziare questo mio racconto, partendo dal problema delle fake-news, che io chiamo anche con il termine #meteobufale. Queste sono un reale problema per noi professionisti metereologi; E lo sono state quando con una certa urgenza si è parlato di “cambiamenti climatici”, perché il diffondersi di tutte quete fake-newes,  pseudo-scienza e negazionismo ha rallentato il processo di attuazione a livello globale di strategie operative. Si è fin da subito data poca importanza al problema. Infatti già 20 /25 anni fa, durante la conferenza di Rio sullo sviluppo sostenibile, nel 1992 “l’Earth Summit” in cui si stipulò la convenzione mondiale sul clima, era già tempo di agire con prontezza. E probabilmente adesso, non saremmo proprio in questa situazione di deciso, oserei dire, pericolo per l’umanità.

Vi propongo per iniziare con una citazione di Papa Francesco dal “Laudato si’”, ma in sostanza  potrebbe anche essere la conclusone. 

Leggendo questa citazione, un’idea potrebbe essere quella di copiare dai pacchetti di sigarette,  dove oggi vengono riportati rischi terribili per la salute. Perché allora non riportare, sulle pompe di carburante, l’avviso: “Nuoce gravemente al clima e all’ambiente”. Ricordiamoci che un litro di petrolio produce 2,4 kg di CO2, e noi ne usiamo circa 1000 barili al secondo. Quindi ogni secondo bruciamo circa 159.000 litri di pretrolio moltiplicati  per 2,4 kg di CO2, questo vuol dire che vengono immessi in atmosfera circa 400 ton ogni secondo.

Tutto questo consumo di petrolio comporta:

  • Possibilità di future guerre, perché si innescano conflitti bellici pur di appropriarsene;
  • Ondate di caldo;
  • Scioglimento ghiacciai;
  • Alluvioni, siccità, uragani e tempeste;
  • Estinzione homo sapiens.

 

Il problema è che queste 400 ton, al secondo, si accumulano diventando 40 miliardi di tonnellate in un anno che emmettiamo in atmosfera.

Come ben sappiamo, dovremmo far di tutto per andare a zero emissioni, come viene anche riportato nel grafico soprastante. Invece, dall’era post-industriale ad oggi, le emissioni sono ben cresciute ed è cresciuta anche la deforestazione. Dalla fine dell’ 800 prevalgono i combustibili fossili e gli unici cali delle emissioni globali si sono avuti non per azioni virtuose ma per azioni che non vorremmo, come le guerre oppure per gravi crisi economiche. 

La conseguenza è che si sono andati accumuldo in atmosfera. Portando la concentrazione di CO2 (principale gas serra ma non solo) a ben 400 ppm. Livello che non è mai stato raggiunto dall’umanità, a partire dall’inizio dell’agricoltura ad oggi. L’ultimo animale che ha vissuto con delle concentrazioni così alte di CO2 è stato l’Australopithecus Garhi 2 milioni e mezzo di anni fa. L’ultima volta che era così alta la pianura Padana era sotti i ghiacci e sotto l’acqua. Ed oggi le concentranzioni continuano ad aumentare! 

Ma intervalliamo questo racconto anche con qualche buona notizia, altrimenti sarebbe davvero uno scenario desolante. 

Si è cercato di mettere una “pezza” come si suol dire, con l’accordo di Parigi sul clima del 2015. Dove viene scritto questo importante documento che diventerà legge in Italia, in Europa e nel mondo compresi gli Stati Uniti.

A Parigi si stabilisce di stare ben al di sotto dei 2°C di aumento delle temperature globali  (rispetto all’era pre-industriale) ma si dice anche di aumentare l’azione per stare dentro a 1,5 °C. Perché oramai 2 °C non bastano più. E c’è una differenza sostanziale tra gli 1,5 °C e i 2 °C , figuriamoci i 4 °C. 

Il grafico sopra riportato vi evidenzia la zona climatica “cosiddetta” sicura dove si è svulippata l’umanità. Oggi noi siamo leggermente al di fuori da questa zona. E il trend, dai dati in nostro possesso, ci dice che si sta andando verso i + 4 °C, il che ci condurrebbe a una situazione climatica incompatibile per la civilizzazione. Questo significa che il problema non è soltanto degli ecosistemi e della natura ma è un problema soprattutto dell’uomo, che è:  

  • Industrializzato;
  • Glabalizzato;
  • Connesso. 

 

Gli impatti del cambiamento cliamtico non riguardano solo il clima ma questa lotta comprende anche la risposta glabale alla povertà, allo sviluppo sostenibile e agli sforzi per eradicare la povertà.

Perché + 1,5 °C / + 2°C?

Perchè il futuro dell’ambiente e dell’economia, come ci dice il Centro-Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici (importante ente di ricerca italiano), è strettamente legato al cambiamento climatico. La temperatura del pianeta avrà un impatto cruciale; le azioni umane sono fondamentali perché ormai è chiaro che sull’aumento delle temperature non si discute più. I prossimi 10 anni saranno cruciali e determinanti per poter intervenire. Ma attenzione! perchè 1 anno lo abbiamo già perso; se non agiamo subito raggiungeremo i + 1,5 °C a ridosso del 2040. Nello specifico, il rapporto scientifico più dettagliato ci dice che questo aumento avverrà tra il 2032 e il 2050. Se siamo stati pessimisti il problema ci sarà nel 2050 ma se siamo stati ottimisti il problema inizierà nel 2032. Per cui è davvero una cosa imminente!

Gli effetti dei cambiamenti climatici si ripercuoteranno su tutta una serie di settori, come ad esempio:

  • i coralli, che saranno destinati a sparire, se si arriverà ad un innalzamento di  + 2°C;
  • innalzamento del livello del mare;
  • i ghiacciai;
  • perdita di biodiversità;
  • i raccolti;
  • precipitazioni intense;
  • le ondate di calore.

Queste ultime le conosciamo molto bene. Il 2018 in Italia è stato l’anno più caldo da quando esistono i rilevamenti, e l’Italia è una di quelle zone che ha già superato il grado e mezzo dell’accordo di Parigi sul Clima. 

Il principale impatto, il più visibile, è quello dell’aumento delle ondate di calore. Il rapporto ci dice che  qualsiasi aumento delle temperature sarà un rischio per la salute umana. E saranno inferiori se riusciremo a mantenere la temperatura intorno a un + 1,5 °C rispetto che a un + 2 °C. Ma nelle nostre città, è un dato certo, aumenterà la mortalità dovuta alle isole di calore più probabili nelle zone urbanizzate. Proprio la conformazione delle città favorisce questi fenomeni.  Si può mitigare il calore prodotto dalle città stesse, più quello aggiunto dai cambiamenti cliamtici, con buone tecniche costruttive e anche usando le Natural Basic Solution. Ovvero piantumando nuovi alberi e aumentando le aree verdi. Queste possono essere soluzioni idonee per mitigare le temperature in aumento. Non certo l’uso indiscriminato di impianti di condizionamento, come ci mostra la foto sottostante.

Questa a mio avviso è la via più semplice nell’uso della tecnologia. La foto ci dice anche un’altra cosa, ovvero che queste persone non sono state in grado di mettersi d’accordo. Perchè probabilmente con interventi unitari, dove si miglioravano le prestazioni degli involucri e si utilizzavano le tecnologie più appropriate, si sarebbero spesi meno soldi raggiungendo al contempo, un miglior risultato estetico di questa “roba qua”. 

Si andrà ancora a sciare?

Oggi sulle Alpi, stando a studi dell’ OCSE del 2017, sono presenti circa 80 stazioni sciistiche che lavorano con redditività, ma se la temperatura si dovesse innalzare di un + 2°C, si scenderebbe intorno alle 70 stazioni. Quindi se riuscissimo a stare nei limiti dell’accordi di Parigi riusciremmo ancora ad andare a sciare. Ma se la temperatura dovesse arrivare a un + 3 o + 4 °C, sulle nostre montagne non si potrebbe più sciare!

Attenzione, perché purtroppo stiamo andando verso quella direzione. Le azioni che si stanno mettendo in campo sono ancora insufficienti.

Quindi come stavo dicendo, contenere entro un + 1,5 °C l’aumento delle temperature deve essere il nostro target. Ma attenzione: portando a un + 0 °C e riducendo le emissioni di gas serra entro il 2050 non basterà! Occorrerà anche rimuovere la CO2 dall’atmosfera. Qualcuno parla di tecnologie che possono farlo…io preferisco ancora piantare gli alberi!

C’è un termine, che si chiama “carbon budget”, ovvero la quantità di carbonio, di CO2 che possiamo aggiungere in atmosfera per stare dentro ai + 1,5 °C.  Per darvi  un dato sto parlando di circa 570 miliardi di tonnellate di CO2 , che ci è concesso produrre e sommare in atmosfera. Dopo di che, avremmo bruciato le tonnellate utili alle generazioni future per la loro vita quotidiana. Banalmente i viaggi aerei (dove il combustibile fossile tutt’ora è necessario) intesi anche come soccorso aereo, potrebbero essere loro negati. Una piccola quantitò per attività  cosiddette “buone” andrà sempre usata. 

Per questo è importante cambiare il nostro “pensiero” dal breve termine al lungo termine.

Sarà necessario agire con un processo di riduzione emissioni, la strada da intraprendere sarà:

  • Ridurre di un – 50% le emissioni gas serra ogni 10 anni;
  • Raddoppiare ogni 5/7 anni l’utilizzo di fonti rinnovabili;
  • Aumentare il costo del petrolio da 40 a 400 $/ton.

 

Agire su questo ultimo punto innescherebbe realmente i meccanismi utili per contenere le emissioni. Ma questo tipo di azione sicuramente avrebbe ripercussioni, a livello politico senza dubbio, e toccherebbe le classi più deboli che andrebbero in qualche modo tutelate. 

Come arrivare a tutto questo? Con la 5° Semplice  con una nuova rivoluzione industriale!

Al 2020 la situazione dovrebbe essere la seguente:

  • Tutte le grandi città e le grandi aziende dovrebbero avere un piano attuabile per la decarbonizzazione;
  • Strategie per un’agricoltura ed un’ alimentazione sostenibile;
  • Forte impulso al rimboschimento e alla tutela della biodiversità.

 

Al 2030 la situazione dovrebbe essere la seguente:

  • Tutti gli edifici  esistenti e i nuovi dovrebbero essere ad emissioni zero;
  • Rinnovo totale del parco auto mondiale, non più motore a scoppio.

 

Detto tutto ciò, capirete bene anche voi che è urgente e impellente che si mettantano in campo le politiche fin ora descritte, affinchè le emissioni dei gas serra si riducano drasticamente.

Cosa posso fare IO?

Possiamo fare comunque tanto, ma non si parla più della piccola azione da attuare nel nostro quotidiano. Si deve oramai intervenire su cinque grandi temi, in cui nella vita di tutti i giorni si hanno grandi sprechi.

Come ad esempio:

  • Come scaldo casa;
  • Come illumino casa;
  • Quanto consumo e quanto spreco;
  • Come e cosa mangio;
  • Come e quanto mi muovo.

Ad esempio io in qualche modo, nel mio piccolo, ho cercato di attuare la mia personale decarbonizzazione. Vi riporto nel grafico sottostante come ho ridotto le emissioni per le cinque grandi categorie:

  • Gas;
  • Energia;
  • Auto;
  • Viaggi;
  • Cibo.

Chiudo questo mio racconto, parlandovi dell’incontro tenutosi a Katowice, il 13 dicembre 2018 il COP24.

Da questo incontro dei grandi della terra si è discusso molto, a chiusura dei lavori si è redatto un documento di ben 140 pagine, comprendente tutti i temi che abbiamo fin ora toccato, come: ambizione, finanza, trasparenza, meccanismi di mercato ecc. In queste 140 pagine c’è scritto tutto quello che dovremmo fare fra due anni per migliorare le cose.

Cosa ne penso io? La ritengo una bella lettera d’intenti…parole,parole,parole come citava una famosa canzone!

Tant’è che il vero personaggio di Katowice è stata Greta Thunberg, di cui oggi tutti sappiamo chi è.

In omaggio a Greta, vi lascio riportandovi le tre transizioni che dobbiamo attuare per salvare il clima e l’ambiente.

  • Passare da combustibili fossili ad energie rinnovabili;
  • Passare da un’economia lineare ad una circolare;
  • Passare da una società del consumismo ad una della sobrietà ed equità.

 

Detto ciò lascio la palla nelle vostre mani, chiedendovi: quale secondo voi sarà la più difficile?

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